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Capitolo V:

Topo Gigio vuole crescere.

Sapete che quando gli umani alla notte dormono, noi pupazzi finalmente parliamo fra noi a voce alta, giochiamo e possiamo fare tutto quello che durante il giorno non possiamo fare senza che Loro se ne accorgano? Ebbene una notte eravamo in un Wagon Lit mentre andavamo da New York a Los Angeles perché l’aeroporto di New York era chiuso per nebbia, neve e chi più ne ha più ne metta e non si sapeva quando avremmo potuto partire, ma noi dovevamo essere a tutti i costi l’indomani a Los Angeles così fummo costretti a cambiare programma e prendere il treno.

Maria tutte le volte che facevamo viaggi lunghi apriva la valigia, nella quale usualmente io viaggiavo e che voleva avere sempre vicino a lei, perché temeva che prendessi brutte pieghe - così diceva - ma in realtà non voleva lasciarmi al buio, chiuso in una valigia. Io avevo ancora il camicione della sera precedente quando in trasmissione davanti a 50 milioni di spettatori venivo messo a letto da Ed Sullivan e io con mille moine gli chiedevo "Ed… Edy… Kiss me goodnight…", frase che divenne uno slogan dell’America di quegli anni e che a me faceva ottenere il bacio della buonanotte da Ed, il quale me lo dava con amore e sciogliendosi tutto. Era un bacio che conciliava il sonno e io avrei dormito volentieri e felice se proprio quando mi si chiudevano gli occhi non mi avesse assalito, ogni volta, il mio grande cruccio: quello di indossare il camicione. Perché io che ero un maschietto (d’accordo ero un po’ strano perché ero un misto fra topolino, burattino e anche un po’ bambino però sempre un maschietto) a differenza di tutti gli altri maschietti del mondo, invece del pigiama, dovevo indossare quel ridicolo camicione reso ancora più ridicolo dal berretto da notte con pompone? Era una discriminazione insopportabile!!!

Così quella notte sul Wagon Lit presi la grande decisione di procurarmi un pigiama. Presi le forbici, uscii dalla cabina di Maria ed entrai in quella di John, il produttore, il quale per fortuna dormiva solo con i calzoni del pigiama. Trovai la giacca del suo pigiama ai piedi del letto, tagliai i pezzi che servivano per fare il mio cercando di lasciarla più intera che potevo nella speranza che non se ne accorgesse subito, ritornai nella mia cabina e cercai di mettere assieme i pezzi che avevo ritagliato un po’ cucendo e un po’ incollando così verso mattina finalmente potevo indossare anch’io un pigiama.
Forse non era di grande fattura ma secondo me il mio pigiama di seta a righe azzurro chiaro e azzurro scuro era il più bel pigiama che potessi desiderare! Mi addormentai felice; stavo sognando degli Angioletti con dei pigiami a righe che stavano giocando felici con le nuvole quando fui svegliato di soprassalto dalle urla di John che come una furia era entrato nella nostra cabina con in mano la giacca del pigiama e per fortuna se la stava prendendo con Maria e gliela sventolava sotto il naso. Tutti sapevamo che Maria alla mattina era intrattabile e anche senza reazioni, perciò doveva essere molto arrabbiato per venire a prendersela proprio con lei che dapprima lo guardava attonita senza capire cosa volesse ma poi, afferrata la situazione, scoppiò a ridere per la prima volta in vita sua anche se era di prima mattina. John allora non ottenendo alcuna soddisfazione anzi sentendosi incompreso e deriso se ne andò sbattendo la porta e Maria mi prese in mano mi scrutò e poi disse a mezza voce: "Ma questo si è montato la testa tanto che crede di essere reale?"

Poi, però, a Los Angeles, arrivando in albergo oltre ai soliti fiori e frutta trovammo anche un bel pigiama della mia misura con un biglietto di John che assicurava che Topo Gigio avrebbe potuto indossare anche in trasmissione il pigiama e si rendeva conto che i bambini moderni si sarebbero identificati di più in un topino vestito come loro. Certo, continuava il biglietto, forse lui avrebbe capito la cosa anche se Maria non gli avesse distrutto il pigiama. Maria fece un’altra risata e la cosa terminò li.

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